Calciomercato Milan




Il calciomercato del Milan negli ultimi anni ha vissuto di alti e bassi. Grandi colpi per i tifosi non ne sono arrivati, nonostante gli investimenti da parte di Silvio Berlusconi siano stati spesso anche ingenti. Basti pensare ai 100 milioni messi sul piatto per acquistare Bacca, Romagnoli e Bertolacci. Acquisti che però, chi più chi meno, non hanno reso secondo le aspettative, e comunque non hanno consentito alla squadra di fare il salto di qualità auspicato.

L’Europa è ormai un lontano ricordo per il Milan, e si tratta di una lacuna grave, considerato che parliamo della squadra che probabilmente pi di tutte le altre ha il Dna per partecipare con successo alle competizioni internazionali. Fare una classifica dei responsabili di questo declino è difficile, ma non si può non pensare subito alla dirigenza. Quella stessa dirigenza che ha portato il Milan sul tetto del mondo, con l’asse Berlusconi-Galliani, è rimasta vittima di se stessa, ancorata a schemi mentali e strategie desuete.

Calciomercato Milan tra alti e bassi

Il calcio è cambiato negli ultimi dieci anni, i dirigenti del Milan non sono cambiati negli ultimi 25 anni. Basterebbe questo a spiegare come mai il calciomercato del Milan si sia rivelato un fallimento anno dopo anno. L’ultimo vagito di competitività lo si è avuto con l’acquisto di Ibrahimovic, matrimonio che ha portato a uno scudetto ma che è stato consumato troppo in fretta, sacrificato in nome del fair play. La cessione dello svedese e quella di Thiago Silva non solo sono state fallimentari dal punto di vista tecnico, ma anche economico, considerato che per sostituirli con giocatori all’altezza Galliani ha dovuto investire, senza successo, molto più di quello che sarebbe costato tenerli.

Il passato non torna

Inutile tornare indietro con la mente ai fasti dei primi anni della gestione Berlusconi: quei tempi sono andati e probabilmente non torneranno più. Se in Italia restare competitivi potrebbe essere ancora possibile senza fare troppi investimenti, in campo europeo la situazione è decisamente più complicata. Colpa o merito, dipende dai punti di vista, dell’ingresso nel mondo del calcio di realtà con disponibilità economiche pressoche illimitate: russi, cinesi, arabi possono comprare a cifre folli qualunque giocatore, costringendo tutti gli altri a stare a guardare.

Prospettive future

Proprio queste nuove realtà però stanno sbarcando anche in Italia. Se i cinesi dell’Inter, dopo la delusione Thoir, hanno dimostrato di voler investire in maniera pesante nel calcio, quelli del Milan devono ancora far capire in che direzione decideranno di muoversi. Proprio gli sforzi che stanno facendo i loro connazionali nerazzurri, però, potrebbero innescare una sorta di competizione interna di cui beneficerebbe tutto il movimento italiano. In questo senso il calciomercato del Milan potrebbe iniziare a decollare da gennaio, quando i nuovo fondi cinesi saranno finalmente a disposizione di Fassone e dei suoi collaboratori.

I soldi da soli però non bastano: bisogna saperli spendere e soprattutto bisogna costruire attorno ai campioni, qualora arrivino, una società forte e un ambiente con un senso di appartenenza capace di motivare la squadra giorno per giorno. Senza le giuste motivazioni, infatti, acquistare i migliori giocatori del mondo potrebbe non bastare. In questo senso le intenzioni dei cinesi di inserire in società uomini che in passato sono stati bandiere in campo del Milan sembra una buona strategia, ma servirebbe anche un presidente tifoso, come lo è stato Berlusconi o dall’altra parte di Milano Moratti, capace di tenere tutti sulla corda e far sentire la sua presenza e la sua autorità nei momenti che servono. Solo così un calciomercato del Milan sontuoso potrebbe tradursi in successi in campo.